Crinali, boschi e dirupi disegnano il paesaggio di Pocapaglia, dove il nucleo più antico del borgo si stringe alle Rocche. Gli affacci sulla dorsale invitano a fermarsi, mentre i sentieri accompagnano dentro un territorio ricco di contrasti. Qui la scoperta della natura incontra le storie delle masche, le streghe della tradizione locale, che per secoli hanno popolato l’immaginario di questi luoghi.
Le Rocche sono il tratto più riconoscibile di Pocapaglia: incisioni profonde e forme irregolari creano un paesaggio da osservare nei suoi dettagli e nei cambi di prospettiva. La loro origine è legata al fenomeno geologico della “cattura del Tanaro”, che aiuta a comprendere la formazione di questo ambiente tanto particolare.
Per esplorarlo, la Rete Sentieristica del Roero propone itinerari tematici ad anello che collegano la conoscenza della natura all’identità culturale locale. Camminare diventa così un modo per leggere il territorio, seguendo insieme le tracce del paesaggio e quelle dei racconti tramandati dalla comunità.
Nelle leggende di Pocapaglia, le Rocche sono anche il mondo delle masche. Tra queste spicca Micillina, figura della memoria popolare che si incontra nel museo dedicato alle tradizioni del paese. Storie che raccontano il rapporto tra le persone e un ambiente capace di suscitare meraviglia e inquietudine.
Il Museo “Rocche e Masche”, ospitato al piano terra e nelle cantine storiche del palazzo comunale, accompagna alla scoperta di mestieri, tradizioni e leggende. È una tappa per affiancare all’esperienza sui sentieri la conoscenza della vita locale e dei modi in cui questo paesaggio è stato abitato e immaginato.
Il castello, citato per la prima volta nel 1197, racconta invece la storia delle signorie. Posto a strapiombo sulle Rocche su due lati, fu roccaforte dei “de Paucapalea” e poi dei Falletti. Tra i dettagli più significativi spicca il portale esterno con altorilievi guerreschi, testimonianza delle trasformazioni che hanno arricchito l’edificio nel tempo.
Nella piazza principale, la Chiesa dei Santi Giorgio e Donato, edificata tra il 1663 e il 1666, custodisce tele, tavole dipinte e una volta interamente affrescata. Il coro ligneo intarsiato e il battistero invitano a soffermarsi sulla cura dei particolari.
Sotto il castello sorge la Chiesa di Sant’Agostino, costruita tra il 1742 e il 1749 secondo un progetto iniziale del conte Carlo Giacinto Roero. Nell’interno ad aula si trovano due grandi dipinti dedicati all’Ultima Cena e alla Lavanda dei piedi. Su un colle affacciato sulla piana del Tanaro sopravvive invece l’abside romanica di San Giorgio, traccia di una chiesa ricostruita nel XII secolo.