Un castello che racconta secoli di storia, una chiesa barocca nel cuore del paese e un bosco dove seguire le tracce della vita selvatica. Baldissero d’Alba invita a scoprire il Roero alternando una passeggiata nel borgo all’incontro con la natura, con il tempo di osservare ciò che rende speciale ogni luogo.
A dare forma al profilo del paese è il Castello dei Colonna, già esistente nel 1268. Le sue vicende attraversano assedi, passaggi di proprietà e trasformazioni: dopo gli attacchi sabaudi del 1389 e del 1487, l’edificio venne modificato più volte, fino alla ricostruzione quasi completa in forme neogotiche voluta intorno al 1870 da Guglielmo Moffa di Lisio, patriota e politico braidese.
Il castello è privato: dall’esterno è ancora visibile una parte della cinta muraria con la torre detta “dei Coltelli”. Al suo interno conserva invece resti dell’antica cappella gotica con pareti affrescate, testimonianza delle diverse epoche che hanno segnato la sua storia.
Il nome dei Colonna custodisce una curiosità: furono i signori locali ad adottarlo, verso la metà del Quattrocento, rivendicando una parentela con la celebre famiglia romana che non aveva fondamento. Un dettaglio che aggiunge un capitolo inatteso alla storia del borgo.
Nel centro del paese, la Chiesa di Santa Caterina offre un’altra prospettiva sul passato di Baldissero. Citata per la prima volta nel catasto del 1507, venne ricostruita in forme barocche tra il 1711 e il 1712 dai mastri luganesi Michele e Domenico Pianca. Il campanile fu sopraelevato nel 1771, mentre la facciata venne completata nel 1854. L’interno, a una sola navata, custodisce un organo Collino del 1854, restaurato e restituito al suo antico splendore.
Per avvicinarti al lato più naturale del territorio, il riferimento è la frazione Baroli: da qui una strada conduce, dopo circa 1,5 chilometri, alla Cascina Serralunga, che ospita l’Osservatorio ornitologico del Roccolo, vicino al confine con Sommariva Perno. Immersa nel bosco, la struttura è attiva dal 1977 e si dedica allo studio degli uccelli stanziali e migratori attraverso attività di cattura scientifica, censimento e inanellamento.
Il bosco conserva una parte dell’antica silva popularis, un tempo estesa da Bra a Pralormo. Qui l’osservazione diventa anche occasione di conoscenza: il Roccolo accoglie scuole e gruppi su prenotazione, per approfondire la vita degli uccelli e i loro viaggi attraverso l’Europa.